G.W. unità e attività. (Monadologia 1,3) 1 La monade,

G.W. LEIBNIZ (1646-1716)

Sintesi

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Opere : Monadologia , Nuovi saggi sull’intelletto umano

1 Contro Cartesio
Cartesio= mondo macchina e/o meccanismo in cui i corpi si muovono in quanto Dio ha dato loro una quantità di moto sempre uguale.
Leibniz = mondo organismo  in cui la materia è in continua metamorfosi organica, così egli  relativizza la distinzione tra vita e morte, che viene a dipendere dal punto di osservazione: macrocosmico o microcosmico( ritorno ai Fisici Greci: Anassagora, Democrito etc)

2 La conciliazione
Tentativo di conciliazione tra visione meccanicistica e visione  finalistica della natura, la prima guarda solo agli effetti , la seconda alle cause ( intese come spiriti agenti) . La conciliazione è la MONADE

MONADOLOGIA ( 1714 pubblicata 1720)

3 La Monade
3.1La monade è sostanza semplice capace di azione, è inestesa, è indivisibile, è forza e attività, è energia, è ATOMO PSICHICO( simile al concetto di Anima -forma di Aristotele), tutto è pieno in natura e tutto è animato , la monade è un microcosmo , principio di unità e attività.

(Monadologia 1,3)
1 La monade, di cui qui parleremo, non è altro che una sostanza semplice, la quale
entra nei composti; semplice, cioè senza parti.”
3 Dove non ci sono parti non ci sono né estensione, né figura, né divisibilità
possibili. Queste monadi sono perciò i veri atomi della natura e, in una parola,
gli elementi delle cose.

3.2Ogni monade è diversa e unica. Non esistono infatti in natura due Esseri che siano perfettamente uguali, sono distinguibili e non indistinguibili 

(Principio degli Indiscernibili, Monadologia , 8 e 9)
8 È necessario, tuttavia, che le monadi abbiano qualche qualità altrimenti non
sarebbero nemmeno degli esseri. E se le sostanze semplici non differissero per
nulla quanto alle loro qualità, sarebbe impossibile scorgere un mutamento nelle
cose, poiché ciò che è nel composto non può venire che da elementi semplici. Se
le monadi fossero senza qualità, sarebbero indistinguibili l’una dall’altra,
poiché, parimenti, non differiscono per quanto concerne la quantità. Di
conseguenza, supposto il pieno, nessun luogo in moto perpetuo riceverebbe altro
che l’equivalente di quanto posseduto precedentemente, e uno stato di cose
sarebbe indiscernibile dall’altro.

9 È necessario anche che qualsivoglia monade sia differente da qualsiasi altra.
Infatti non ci sono mai in natura due esseri perfettamente identici e nei quali
non sia possibile trovare una differenza interna o fondata su di una
denominazione intrinseca.

3Le monadi si distinguono tra loro per Gradi di coscienza nella percezione di sé

( Monadologia da 10 a 17)
10 Considero inoltre concesso che ogni essere creato sia soggetto al mutamento, e
di conseguenza anche la monade creata, e anche che tale mutamento sia continuo
in ognuna .
11 Da quanto detto segue che i cambiamenti naturali delle monadi provengono da un
principio interno, poiché una causa esterna non può influire sul loro interno. E
in generale è lecito affermare che la forza non è altro che il principio del
cambiamento.
12. Ma è necessario che, oltre al principio del cambiamento, ci sia un dettaglio di
ciò che cambia, che determini, per così dire, la specificità e la varietà delle
sostanze semplici.
13………occorre che nella sostanza semplice ci sia una pluralità
di affezioni e di rapporti, benché essa manchi di parti.
14 Lo stato transitorio che implica e rappresenta una moltitudine nell’unità o
nella sostanza semplice non è altro che ciò che si chiama percezione, che
dobbiamo distinguere dall’appercezione o coscienza, come vedremo. I cartesiani
hanno sbagliato proprio in questo, perché hanno preso per un nulla le percezioni
delle quali non siamo consci. Per questo erano convinti che solo gli spiriti
fossero monadi, che non vi fossero anime degli animali né altre entelechie. In
tal modo hanno confuso, con il volgo, un lungo stordimento con la morte vera e
propria, ricadendo così nel pregiudizio scolastico delle anime interamente
separate e confermando gli ingegni sviati nell’opinione della mortalità delle
anime.
15. L’azione del principio interno che opera il mutamento o il passaggio da una
percezione a un’altra può essere denominato appetizione: è vero che l’appetito
non può mai raggiungere interamente ogni percezione a cui tende, ma ne ottiene
sempre qualcosa, e giunge a nuove percezioni.
.
17. ….. Non si può trovare altro che questo nella sostanza semplice: non vi è nulla in essa al di
fuori delle percezioni e dei loro mutamenti. Solo in questo possono consistere
tutte le azioni interne delle sostanze semplici

-le monadi della materia ( monadi nude) sono indistinte e simili al sonno, grado di percezione di
sé : basso , inconscio , oscuro confuso , non chiaro e distinto, hanno delle “piccole percezioni”
le monadi anime: percezione distinta e memoria
le monadi spiriti o anime razionali : percezioni distinte, memoria, riflessione  e coscienza di sè( appercezione)

( Monadologia 19, 21, vedi anche 60)
19 Se vogliamo chiamare anima tutto ciò che ha percezioni e appetiti nel senso
generale che abbiamo appena esplicato, tutte le sostanze semplici o monadi
create si possono chiamare anime. Ma, poiché l’appercezione è qualcosa di più di
una qualsiasi semplice percezione, consentiamo a che il nome generale di monadi
ed entelechie si attribuisca esclusivamente alle sostanze semplici che godano di
semplice percezione, e che si chiamino anime solo quelle la cui percezione è più
distinta e unita a memoria.
21 Non ne segue affatto, allora, che la sostanza semplice sia priva di percezione.
Questo non è possibile, anche per le ragioni suddette. Perché essa non può
morire, non può nemmeno sussistere senza qualche affezione, che non è altro che
la sua percezione. Ma quando c’è una grande moltitudine di piccole percezioni in
cui non c’è nulla di distinto, si è storditi, come quando si gira continuamente
nello stesso senso più volte di seguito, e proviamo una vertigine che può farci
svenire e che non ci fa distinguere più nulla. E la morte, per un certo tempo,
può provocare negli animali proprio questo stato.
29 Ma la conoscenza delle verità necessarie ed eterne è ciò che ci distingue dai
semplici animali e ci porta in possesso della ragione e delle scienze, mentre ci
eleva alla conoscenza di noi stessi e di Dio. E questo è ciò che in noi si
chiama anima razionale o spirito.

Le Monadi sono “senza finestre” non agiscono le une sulle altre , non mutano , nel senso che ogni conoscenza è un fatto mentale , ogni informazione è già presente (inconsciamente) nella monade

 (Monadologia 7) 
Non c’è modo di spiegare come una monade possa venir alterata o mutata al suo
interno da qualche altra creatura, poiché non vi si può trasporre nulla, né
concepire in essa alcun movimento interno che possa essere suscitato, diretto,
aumentato o diminuito, come invece è possibile nei composti, nei quali hanno
luogo mutamenti tra le parti. Le monadi non hanno finestre attraverso cui
qualcosa possa entrare in o uscire da esse. Gli accidenti non possono
distaccarsi dalle sostanze né uscirne come, un tempo, le specie sensibili degli
scolastici. Così, né sostanze né accidenti possono entrare, dal di fuori, in una
monade.

Ogni monade è un punto di vista sul mondo : l’attività della monade è di simbolizzare, rappresentare, esprimere il mondo dalla sua particolare prospettiva 

( Monadologia 56, 57) 
56 Ora, questo legame o questo adattamento di tutte le cose create a ciascuna, e di
ciascuna a tutte le altre, fa sì che ogni sostanza semplice abbia dei rapporti
che esprimono tutte le altre e che, di conseguenza, sia uno perpetuo specchio
vivente dell’universo.
57 E come una stessa città vista da luoghi differenti sembra del tutto diversa ed è
come moltiplicata prospetticamente, così accade che, a causa della moltitudine
infinita delle sostanze semplici, ci siano altrettanti differenti universi che
non sono perciò che le prospettive di uno solo secondo i diversi punti di vista
di ogni monade.
70 Qualsivoglia porzione di materia può concepirsi come un giardino pieno di piante
e come uno stagno pieno di pesci. Ma qualsivoglia ramo della pianta,
qualsivoglia membro dell’animale, qualsivoglia goccia dei suoi umori è a sua
volta un tale giardino o un tale stagno.

4  Universo e Creazione
4.1L’universo creato da Dio secondo il principio di convenienza o del meglio ( vedi oltre) è composto di innumerevoli monadi  aggregate che formano corpi in cui la monade dominante costituisce il principio di unità del composto,  vita e morte sono processi in continua trasformazione ovvero composizione e scomposizione di monadi. Il mondo è un organismo fatto di innumerevoli monadi.
4.2 La monade comprende nella propria definizione la ragione o causa di tutto ciò che le potrà accadere, quindi ogni monade è concepita come un possibile ( essenza) perfettamente determinato nella mente di Dio  ma solo la scelta di Dio stesso la conduce dalla potenza all’atto ( esistenza) cioè dal possibile alla esistenza attualizzata, rimanendo fermo che la loro essenza definita perfettamente è eternamente presente nella mente di Dio

Dio sceglie in base alla sua stessa perfezione tra un infinità di universi possibili,  secondo il principio del meglio, o di convenienza il migliore dei mondi possibili cioè quello che possiede il maggior grado di perfezione possibile 

(Monadologia 55,56,57) e De RerumOriginarionem)

55 Ora, siccome nelle idee divine ci sono infiniti universi possibili e di essi non
ne può esistere che uno, occorre che ci sia una ragione sufficiente della scelta
di Dio, la quale lo determini verso l’uno piuttosto che verso l’altro. 

56 E questa ragione non può che trovarsi nella convenienza, nei gradi di perfezione
che quei mondi contengono, poiché ogni possibile ha il diritto di pretendere
all’esistenza in ragione della perfezione che implica.

57 E proprio questa è la causa dell’esistenza del migliore di essi, che dio conosce
tramite la saggezza, sceglie in virtù della bontà e produce in forza della
potenza.

in cui il male è al minimo e il bene è al massimo , cioè l’equilibrio tra i due è il migliore. Crea per emanazione.

nel creare l’universo Egli predispone fin dal principio i rapporti di influsso di ogni monade sulle altre  costruendo così L’Armonia Prestabilita. Orologiaio e orologio, Dio è il grande Orologiaio 

(Monadologia 59,60 )  
59 Inoltre, è solo quest’ipotesi (che io oso dire dimostrata) a elevare come si
deve la grandezza di dio. ….. quella universale armonia, la quale
fa sì che qualsivoglia sostanza esprima esattamente ogni altra attraverso il
rapporto che intrattiene con essa,…….  .
60 D’altra parte, da ciò che ho appena detto si vedono le ragioni a priori per cui
le cose non possono andare diversamente: Dio infatti, regolando il tutto, ha
tenuto in considerazione ogni parte, e particolarmente ogni monade, che, avendo
una natura rappresentativa, non può essere limitata da nulla che la obblighi a
rappresentare solo una parte delle cose, sebbene, in verità, questa
rappresentazione, nel dettaglio di tutto l’universo, sia solo confusa e non
possa essere distinta che in una piccola parte delle cose, cioè in quelle che
sono o le più prossime o le più grandi in rapporto a ciascuna delle monadi,
altrimenti ogni monade sarebbe una divinità. Non è nell’oggetto, ma nella
modificazione della conoscenza dell’oggetto che le monadi sono limitate. Vanno
tutte confusamente verso l’infinito, verso il tutto, ma sono limitate e
differenziate attraverso i gradi delle percezioni distinte.

  

5 I principi conoscitivi fondamentali ; verità di ragione e verità di fatto

“I nostri ragionamenti si fondano su due principi fondamentali :
il principio di non contraddizione , in virtù del quale giudichiamo falso ciò che implica contraddizione, e vero ciò che è opposto o contraddittorio al falso
e il principio di ragion sufficiente in virtù del  quale consideriamo che qualsiasi fatto non potrebbe essere vero o esistente, e qualsiasi enunciato non potrebbe essere veridico , se non ci fosse una ragione sufficiente del perchè il fatto o l’enunciato è così e non altrimenti – per quanto le ragioni sufficienti ci risultino per lo più ignote”

( Monadologia 30, 31, 32.)
30 È sempre attraverso la conoscenza delle verità necessarie e delle loro
astrazioni che siamo elevati agli atti riflessivi, i quali ci fanno pensare a
ciò che si chiama io, e considerare che questo o quello è in noi, ed è così che
pensando a noi, noi pensiamo all’essere, alla sostanza, al semplice o al
composto, all’immateriale e a Dio stesso, concependo che ciò che in noi è
limitato, in lui è senza limiti. E questi atti riflessivi forniscono gli oggetti
principali dei nostri ragionamenti.
31. I nostri ragionamenti si fondano su due grandi principi. Uno è quello di
contraddizione, in forza del quale giudichiamo falso ciò che implica
contraddizione e vero ciò che è opposto o contraddittorio rispetto al falso.
32.L’altro è il principio di ragion sufficiente, in forza del quale consideriamo di
non poter trovar vero o esistente alcun fatto, veritiero alcun enunciato, senza
che vi sia una ragione sufficiente del suo esser così e non diversamente, per
quanto tali ragioni ci restino per lo più ignote. 

Si distinguono anche due tipi di verità: le verità di ragione o razionali ( idee matematiche e geometriche) che rispondono a una necessità logica e si basano sul principio di non contraddizione e le verità di fatto o fattuali che sono contingenti cioè sono tali a posteriori  e si fondano sul principio di ragion sufficiente. Le verità di ragione si ottengono attraverso i procedimenti di analisi e sintesi, che sono applicabili sia alle idee che alle proposizioni nel primo caso abbiamo la definizione nel secondo la dimostrazione( attraverso la catena analitica giungo alla comprensione del fatto che B è contenuto in A ), le verità di fatto si ottengono applicando il principio di ragion sufficiente 

(Monadologia 33)
33. Vi sono anche due tipi di verità, quelle di ragione e quelle di fatto. Le verità
di ragione sono necessario e il loro opposto impossibile, e quelle di fatto sono
contingenti e il loro opposto possibile. Quando una verità è necessaria si può
trovare la ragione attraverso l’analisi, risolvendola in idee e in verità più
semplici, sino a che non si è giunti alle primitive.

Es. Dio è la ragione prima delle cose è la ragione sufficiente dell’esistenza del mondo, poiché il mondo non è necessario, è contingente  in  quanto frutto di una scelta sui possibili(essenze)che Dio stesso compie in quanto conosce totalmente sia presente che futuro .

NUOVI SAGGI SULL’INTELLETTO UMANO (1703-04)

-contro Locke
E’ un dialogo (in stile platonico) con due personaggi : Filalete(Locke) e Teofilo ( Leibniz)
Le definizioni di intelletto vengono messe a confronto .F.: l’intelletto è una camera oscura che fa entrare le immagini .T: l’intelletto è una tela con variegate pieghe ( esse rappresentano le conoscenze innate) ed elastica che reagisce alle immagini

Filalete: ” L’intelletto non è troppo dissimile da una camera completamente oscura che abbia soltanto alcune piccole aperture per lasciar,  entrare dal di fuori, le immagini esterne e visibili, in modo che se  queste immagini disegnandosi  dentro questa camera oscura, potessero restarvi e essere disposte in ordine , cosicchè le si potessero trovare quando occorresse , vi sarebbe una grande somiglianza tra questa camera oscura e l’intelletto  .
Teofilo: ” Per rendere maggiore la somiglianza, bisognerebbe supporre  che nella camera oscura vi fosse una tela per ricevere le immagini , una tela che non fosse liscia , ma variegata da pieghe rappresentanti  le conoscenze innate ; e che per di più questa tela o membrana , essendo tesa , avesse una sorta di proprietà elastica o forza di agire, e pure un azione o reazione corrispondente tanto alle pieghe passate  che a quelle  nuove , derivate dalle impressioni delle immagini ”  G.W.Leibniz,Nuovi Saggi sull’Intelletto Umano,Roma: Editori Riuniti,1993.pag 137-8

-L’anima è dotata di idee e principi innati  che danno forma all’esperienza(principio di non contraddizione , verità necessarie e forse le verità di fatto )
-Idee e principi sono “disposizioni potenziali” che costituiscono una nervatura(pieghe sulla tela)
che rendono possibile la conoscenza

“E’ così che  le idee e le verità sono i noi, allla stregua di inclinazioni, disposizioni , abitudini o virtualità naturali, e non come delle azioni;nonostante che queste virtualità siano  sempre accompagnate da  certe azioni, sovente insensibili, che vi corrispondono.”
G.W.Leibniz,Nuovi Saggi sull’Intelletto Umano,Roma: Editori Riuniti,1993.pag 47

-Contro l’immagine aristotelica  della tabula di cera (rasa) su cui i sensi ( le percezioni sensibili) lasciano la propria traccia , Leibniz sostiene che tale visione  dell’anima (intelletto ) è  una finzione dei filosofi , un’astrazione -Infatti l’anima è attiva mentre conosce  e , già prima di esercitare la conoscenza possiede  una serie di strutture  che orientano e determinano  la attività conoscitiva stessa.
-Le immagini ( i dati sensibili) si adatteranno alle pieghe  e nervature  della tela
-Ne consegue che le idee e i principi  innati  sono disposizioni e/o strutture (pieghe) della mente  che afferrano la realtà lasciando nell’intelletto una traccia  che orienta la costruzione dell’oggetto che vado a conoscere
-le Idee sono i contenuti  ideali già presenti  nella nostra mente ( le verità necessarie, della logica e della matematica di cui parla nella Monadologia) 

-i concetti sono le idee che di volta in volta  sono afferrate o concepite  in un determinato atto di pensiero  

Filalete:”Se vi sono verità innate, non è forse necessario che vi siano anche pensieri innati?
Teofilo”Per niente, poiché i pensieri sono azioni, e le conoscenze o le verità in quanto sono in noi anche se non vi si pensa, sono abitudini o disposizioni ; e noi sappiamo molte cose alle quali non pensiamo affatto.
G.W.Leibniz,Nuovi Saggi sull’Intelletto Umano,Roma: Editori Riuniti,1993.pag. 83

-L’argomentazione di Locke contro l’innatismo a confronto con l’argomentazione di Leibniz.
Locke : se esistessero  principi o idee innati doverebbero essere conosciute da tutti  anche idioti e bambini e selvaggi 
Leibniz ribatte: c’è differenza tra la disposizione  innata e quindi  l’uso  di un determinato principio  e   la consapevolezza di usarlo ” cammino  senza coscienza  della fisiologia del corpo umano, così come posso ragionare bene  usando il principio di non-contraddizione  senza conoscerlo”(coscientemente).- I principi possono essere applicati anche senza averne coscienza( riferimento alle “piccole percezioni” della Monadologia), anzi  il raggiungimento di tale coscienza richiede un lavoro di analisi.-

Teofilo (…..)”Può darsi che il nostro valente autore non si allontani interamente dalla mia opinione. Dopo aver impiegato infatti tutto il suo primo libro a confutare i principi innati presi in un certo senso , ammette poi all’inizio del seconda e nel seguito che le idee che non hanno origine nella sensazione , provengono dalla riflessione. Ora, la riflessione non è altro che un’attenzione a ciò che è in noi e i  sensi non ci danno in alcun modo ciò che già portiamo in noi .(….) D’altra parte ci sono in noi ad ogni momento una infinità di percezioni , senza appercezione però,e senza riflessione vale a dire mutamenti nell’anima stessa che noi non appercepiamo perchè queste impressioni o sono troppo piccole, e in numero troppo elevato, o troppo unite……
G.W.Leibniz,Nuovi Saggi sull’Intelletto Umano,Roma: Editori Riuniti,1993.pag 49

I principi non esistono separatamente dalle loro applicazioni, cioè idee e principi  strutturano l’esperienza sono condizioni dell’esperienza, ma solo nell’esercizio e/o nell’attività del conoscere, e nell’analisi  dell’esperienza  io posso (coscientemente) coglierli e isolarli.
-Quindi: l’esperienza è essenziale per conoscere, senza il rapporto con  gli oggetti , senza le percezioni sensibili le strutture rimangono pure potenzialità, senza materiale su cui applicarsi  ma anche   non c’è dato sensibile che non sia già ( a sua volta) integrato , cioè connesso  a una qualche concettualizzazione o categorizzazione embrionale (disposizione)

-Quindi contro Aristotele e Locke” Nulla è nell’intelletto che prima non fosse nei sensi , tranne l’intelletto stesso ” 

70 Qualsivoglia porzione di materia può concepirsi come un giardino pieno di piante
e come uno stagno pieno di pesci. Ma qualsivoglia ramo della pianta,
qualsivoglia membro dell’animale, qualsivoglia goccia dei suoi umori è a sua
volta un tale giardino o un tale stagno.